Mute, Duncan Jones

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Grande attesa negli scorsi giorni su Netflix per l’uscita dell’ultimo lungometraggio di Duncan Jones, regista con non troppi film all’attivo, ma già considerato di culto.180223-duncan-jones-tease_xqwepu

Figlio del celebre cantante David Bowie e della sua ex moglie, Mary Angela Barnett, Jones ha al suo attivo un cortometraggio e alcuni film di cui è anche sceneggiatore.

Mute è uscito sulla piattaforma digitale il 23 febbraio ed è il sequel ideale di un altro suo film, Moon (2009). Nel cast Alexander Skarsgard e i cattivissimi Paul Rudd e Justin Theroux.

 

Lo confesso: ho guardato Mute perché il padre del regista si chiamava David di nome, Jones di cognome e Bowie per il mito (e se li guardate bene, al netto di qualche chilo in più del figlio, si somigliano anche molto) e perché Alexander Skarsgard è bello come un dio greco, nostante l’espressione perennemente bovina (colpa forse degli occhi troppo tondi; no, lui non è tonto).

Duncan Jones riesce a creare la giusta atmosfera cyberpunk, un omaggio a Blade Runner abbastanza esplicito (ancora non ho visto un film cyberpunk che riesca ad esserne totalmente immune), città decadenti, bassifondi sordidi, palazzoni alti alti che-più-alti-non-si-può, luci al neon coloratissime, notti umide e buie, giorni inesistenti se non nei ricordi di un’infanzia innocente e ormai lontana.

imagesLeo, barista muto ed amish, protagonista della storia, vive con grande fatica in una società ipertecnologica ossessionata dal sesso, circondato da personaggi quantomeno ambigui. L’unica consolazione nella sua un po’ triste esistenza è Naadirah, l’amore della sua vita, che però misteriosamente scompare. In una Berlino soffocata da corruzione e male intenzionati Leo rinuncerà ad osservare i dettami della sua religione, metterà a serio rischio la sua vita e scoprirà cose di sé che non avrebbe mai immaginato, pur di ritrovarla.

 

Duncan Jones, che è anche sceneggiatore, dedica il suo ultimo lavoro a suo padre e alla tata che lo ha cresciuto e lo ambienta, forse non a caso, nella città più amata dal Duca Bianco.

Non so se avevamo bisogno di un altro film distopico, però per gli amanti del genere credo sia una visione che valga la pena.

 

 

In ricordo di coloro che sono stati genitori: David Jones e Marion Skene. Abbiamo attraversato svariate fasi. Si è pensato di realizzarlo in diverse città con altrettanti differenti attori, cercando di farlo sviluppare da altri studios qui all’American Film Market. Ad un certo punto abbiamo tentato di accrescere l’interesse attorno al progetto realizzando un film d’animazione in motion capture. Stavamo realmente provando qualunque altra via pur di catturare l’interesse della gente affinché il progetto diventasse realtà. Poi sono successe tante altre cose che hanno rimandato la lavorazione di Mute: gli altri due film, Source Code e Warcraft, la battaglia contro il cancro vinta da mia moglie, la morte di mio padre, la nascita di mio figlio e la perdita della donna meravigliosa che mi ha cresciuto, Marion. 

Duncan Jones

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