Dune

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Un libro che cavalca pericolosamente il confine tra fantascienza e fantasy, così come i Fremen cavalcano i vermi. Un libro pieno di religione, misticismo, magia ed esoterismo; pieno di politica, sociologia, economia e scienza.

La trama del libro è piuttosto semplice, prevedibile e quasi banale, senza grandi sorprese: lotte di potere, tradimenti, fiducia, sparizioni, riapparizioni; parla di un condottiero, di un messia e tra tutto ciò c’è uno spazio piccolo piccolo per parlare anche d’amore.

Ma la trama poco importa, perché in realtà Dune andrebbe letto per ben altri motivi. Andrebbe letto perché tutto sommato è un bel libro ed andrebbe letto perché senza di esso tanta fantascienza moderna non esisterebbe. Il suo Sistema planetario immaginario, la sua società distopica, i suoi temi ecologici hanno ispirato generazioni di autori.

Dune non è un libro facile, non è leggero e non è nemmeno scritto così bene; può risultare dune-1noioso e pesante, infantile e prevedibile. Ma può anche essere un libro affascinante al limite del fanatismo: ci si può perdere tra le sabbie di Arrakis e non volerne più uscire; si può temere e allo stesso tempo desiderare di incontrare una Bene Gesserit, almeno una volta nella vita, e sperare di uscirne indenni; ci si può innamorare di Paul Muad’dib che è solo un ragazzo, ma anche già un uomo; si può immaginare di farsi cullare dalle note dolci del baliset.

Io su Arrakis mi ci sono persa: ho lasciato che mi incantasse con la sua spezia, che mi straziasse con la sua sete, che mi esasperasse con le sue tempeste. Ho vissuto di notte per dormire di giorno, ho aspettato il sorgere di una luna e poi dell’altra, ho ascoltato il silenzio e cercato i segni. Ho gioito e penato, ho esultato e patito e in tutto questo turbinio di sensazioni ho compreso che è un libro che nel bene e nel male lascia il segno e che per gli amanti del genere non può essere ignorato.

 

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All’inizio, è indispensabile porre ogni cura nello stabilire i più esatti equilibri. Ciò è ben noto ad ogni sorella Bene Gesserit. Così, nell’intraprendere lo studio della vita di Muad’Dib, conviene per prima cosa collocarlo esattamente nel suo tempo: egli nacque nel cinquantasettesimo anno dell’imperatore Paddiscià Shaddam IV. Cura ancora maggiore va usata nel collocare Muad’Dib nel suo giusto luogo: il pianeta Arrakis. Non ci si deve lasciar ingannare dal fatto che egli sia nato su Caladan e vi abbia trascorso i suoi primi quindici anni. Arrakis, il pianeta noto come Dune, è la sua patria, per sempre.

(dal «Manuale di Muad’Dib», della Principessa Irulan: Ed. Nord, p. 3)

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