FerragOzio

Mercoledì mattina.

Come sempre svegliata dalla luce del giorno, mi ritrovo in questa piccola stanza, che ormai posso quasi chiamare casa, ad aspettare che la sveglia suoni. C’è davvero poco spazio e quasi tutto è occupato dal letto che, una volta aperto, raggiunge la parete di fronte; finché almeno uno degli abitanti della casa dorme, non si può fare molto, non ci sono altre stanze.

Svegliarsi presto la mattina è una cosa che mi caratterizza da sempre.
In genere lo trovo piacevole: tutto è più calmo, più tranquillo ed è forte la sensazione di avere tanto tempo, un tempo tutto per sé, un tempo quasi regalato prima che il mondo si metta in moto.
In genere mi sposto tra le stanze del mio appartamento in silenzio per non disturbare, ma sicura, svelta e faccio quelle piccole e noiose faccende da casalinga che tanto detesto e che solo di prima mattina ho l’energia per fare.
In genere, anche se fuori ci sono 10 gradi sotto zero, esco in balcone e respiro l’aria frizzante che solo la mattina presto puoi trovare.

Ma qui è diverso, questa non è esattamente casa mia, non è esattamente il mio paese. In questa città, bella e nuova che mi affascina ogni volta che ci torno, vivo con mio marito in una specie di camera d’albergo: un piccolo monolocale che ci accoglie e ci coccola, a lui tutto l’anno, a me ogni volta che posso raggiungerlo. Il posto ha un suo fascino, ma a volte manca un po’ l’aria, lo spazio vitale e perciò finché lui dorme resto buona e ferma a leggere.

 

Manca poco alle otto, ma la sveglia delle sette e trenta non suona. Come mai?
Già, oggi è Ferragosto; oggi non si lavora; oggi giornata di svago e riposo.
Conoscendo mio marito piuttosto bene, so che approfitterà di questo inaspettato regalo (e sì, perché una giornata di ferie per lui è davvero un regalo!) per dormire il più possibile e mi rassegno a restare a letto fino a tardi.
Per fortuna tra le mani ho un bel libro e pure piuttosto lungo, così non dovrei avere difficoltà ad apsettare il suo risveglio. In fondo restare in ozio un altro po’ non è che mi dispiaccia, anzi!

Piano piano passano le ore, le pagine sotto i miei occhi scorrono veloci e leggere, è ormai quasi mezzogiorno.
Decido che è il momento per una bella doccia e poi sarà il caso di mettere in moto la macchina del cibo.

Nel frattempo lui si è svegliato: la faccia un po’ gonfia dal sonno, l’espressione svanita di uno che torna da un altro pianeta, ma è sempre bello, anche con quest’aria un po’ sfatta.
Consumiamo un pranzo veloce e, stringendo il muto patto che quest’anno il Ferragosto lo passiamo in casa a poltrire, restiamo tutto il pomeriggio sul divano tra libri, PC e TV.

Più tardi, però, rompo il nostro patto e spingo tutti e due fuori: è ora di una bella passeggiata in piazza Castello e poi cena in un locale argentino, dove beviamo e mangiamo piuttosto bene.

Ormai è tardi, è tempo di dormire, la sveglia domani suonerà puntuale e si ricomincerà con le solite cose.
Ma oggi è stato davvero un buon giorno, un giorno perfetto, sin dal mattino.

Just a perfect day
you made me forget myself
I thought I was
someone else, someone good…

Lou Reed

Annunci