Che Mole!

Praticamente il simbolo della città di Torino e, se sei in centro, quasi sempre riesci a vederne almeno un pezzetto.

Progettata dall’architetto Alessandro Antonelli, da cui prende il nome, ha avuto una genesi lunga e traviata: i lavori di costruzione iniziano nel 1863 per terminare nel 1889. Inizialmente la Mole era destinata a divenire una sinagoga, ma a causa dei costi elevati e del troppo tempo necessario alla sua costruzione, la Comunità Israelita torinese rinunciò al progetto e cedette l’edificio al Comune di Torino, che si occupò di completarlo.

Antonelli dedicò alla costruzione della Mole l’ultima parte della sua vita, facendosi anche costruire una rudimentale ascensore a carrucola per recarsi quotidianamente in cima all’edificio per controllare personalmente lo stato dei lavori. L’architetto, però, non vide mai completato il suo sogno. Egli morì nell’ottobre del 1888, il progetto passò sotto la direzione del figlio e nell’aprile del 1889 la Mole fu inaugurata con la posa sulla guglia di una statua di un genio alato: l’altezza raggiunta era di 167 metri e mezzo!

 

Vedere per la prima volta la Mole mi ha fatto una strana impressione: me ne stavo là sotto a guardarla e riguardarla con la curiosa sensazione che ci fosse qualcosa che non capivo. La cupola è decisamente troppo grande rispetto al corpo dell’edificio, che praticamente non esiste. Inoltre un’opera così imponente appare quasi affogata dai palazzi che la circondano e se è vero che da lontano riesci a vederne almeno la stella sulla punta, quando ti avvicini, la perdi, non la trovi più, se non quando ormai ci sei quasi davanti!

Sembra che lì, stretta tra gli altri edifici di via Montebello, cerchi in tutti i modi di farsi largo, di farsi notare, di volersi innalzare verso quel cielo che la sovrasta e verso il quale con audacia punta il suo unico e lungo dito.
Sono rimasta là sotto un bel pezzo, l’ho guardata a lungo, ci sono tornata una, due e più volte e poi finalmente mi è sembrato di capire: è proprio la sua sproporzione, la sua poca aria intorno, la sua diversità a rendere così bella la Mole.
La Mole è bella di una bellezza struggente, è bella di una bellezza incoerente, è bella di una bellezza irreale perché riesce a mimetizzarsi senza però nascondersi e perché la sua cupola è così vicina alla gente come mai nessun’altra cupola, ma allo stesso tempo se ne vola via in alto, lontana, lontana.

 

L’Architettura con la A maiuscola era sempre stata il vero rovello di Alessandro Antonelli
Roberto Gabetti

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